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Guide 2011. Il Piraña resta il migliore PDF Stampa E-mail
Mar 02 Novembre 2010
Calma piatta sul fronte della ristorazione pratese, almeno secondo la Guida dell'Espresso 2011, uscita nel mese di ottobre, con la consueta scia di polemiche riguardo a punteggi e presenze. Per la nostra città, cambia ben poco.

Il primo posto dei ristoranti pratesi è assegnato ormai da anni, con un punteggio non certo esaltante di 13,5/20, al Piraña di via Valentini, ancora ricordato per gli arredi anni '80 e per il servizio "ingessato", ma con una mano in cucina di pesce piuttosto "felice", con l'unica critica per «il filo nero sul dorso dei gamberi non tolto». Costo di un pasto, 70 euro, probabilmente vino escluso.

Mantiene invece la seconda posizione con 13/20 il Convito di piazza delle Carceri, secondo l'Espresso "bistrot" a pranzo, ma con una cantina «in crescendo» e una maggior complessità dei piatti per l'avvicendamento in cucina. Costo sui 40 euro.

Quest'anno c'è una new entry, il Palazzolo dello chef Fabio Rossi, «materia prima di qualità, cotture attente, stile rassicurante», grazie alla tartare di puledro, scampi saltati al burro con le animelle. Menù alla carta, 48 euro.

L'elenco finisce con l'Enoteca Razmataz di piazza Mercatale, «dove si beve bene con cucina atipica» costo sui 35 euro.

Poi più nulla se non il semplice indirizzo di altri quattro locali, la Limonaia di Villa Rospigliosi di via Firenze, la Vecchia cucina di Soldano in via Pomeria, l'osteria Cibbè in piazza Mercatale, per chiudere con Pepe Nero di via Zarini, l'anno scorso premiato con 12,5/20.

L'altra new entry, o meglio un ritorno è in provincia, sulle colline di Carmignano, con i 12/20 per La cantina di Toia, e solo 4 righe per ricordare che «vi abitò la nonna di Leonardo da Vinci, la schietta cucina toscana, vini locali»: 28 euro il costo.

Ad Artimino infine sempre e solo 13/20 per la Delfina, nonostante «la proposta non banale, la bella terrazza, cucina ben eseguita, si beve bene». Costo 45 euro.

La Prato della buona cucina sta tutta in una paginetta. E' giusto così? «Il livello della ristorazione pratese è "familiare", ovvero è legato al rapporto fra patron e clientela, ma il prodotto è sempre di alta qualità - spiega Osvaldo Baroncelli, presidente dell'Ais Toscana ed ex ristoratore - Difficilmente arriva qualcuno da fuori per mangiare a Prato. Purtroppo non ci sono "voci" nuove, non ci sono giovani chef che sono stati fuori ad imparare, magari all'estero, per far provare al cliente nuove sensazioni del gusto».  

Scettico sulle guide, Angiolo Barni, patron dell'omonima Enoteca Barni di via Ferrucci: «Le guide vanno bene solo per i primi 15 ristoranti in graduatoria, dove gli ispettori passano più volte, mentre per gli altri, i piccoli e medi locali per i quali sarebbe più utile, è grassa se ci vanno una volta: magari proprio nella serata no».

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